Augusta: Piazza Marittima di frontiera dal XVI al XX secolo
[ Note e Bibliografia ]

Augusta - Note e Bibliografia

Dal Convegno Internazionale su "Frontiere e Fortificazioni" tenutosi a Firenze e Lucca dal 3 al 5 dicembre 1999.



1. All’epoca, Catania non disponeva ancora d’un valido impianto fortificatorio; la sua realizzazione avvenne solo negli ultimi decenni del XVI secolo.
2. Il castello non andava inteso solo come opera meramente difensiva, ma piuttosto come apprestamento che, al pari degli altri consimili, consentiva all’imperatore di perseguire la sua politica di controllo sul territorio.
3. Ancora oggi, la testimonianza di quelle incursioni sopravvive in alcuni toponimi nel territorio di Augusta: Capo Sbarcatore dei Turchi, Cozzo dei Turchi, Cala dei Turchi.
4. Alla luce di studi recenti, si assume per le colubrine una massima gittata non superiore ai 3.700 metri.
5 Si vuole che la caccia dei barbareschi fosse stata opera del patrono San Domenico di Guzman, alla testa d’una cavalcata di frati che qui avevano il convento a ui dedicato. Ancora oggi, quindi, Augusta non lo festeggia in agosto, come dovuto, bensì il 24 maggio, anniversario dell’incursione.
6. Per quanto poi risultò, è lecito ritenere che Jouvin avesse potuto contare solo le cannoniere, presumendo che ad ognuna facesse riscontro un pezzo; il che non era.
7. Ciò infatti traspare da una relazione anonima inviata dopo i fatti al re di Francia: “et en un mot, on peut dire que si cette place était fortifiée à la moderne, come elle est capable de l’être, elle sarait une des plus fortes de l’Europe”.
8. La lanterna, descritta da Jouvin come “une des pieces rares d’Italie” a motivo della sua forma elicoidale, fu sostituita da un’altra, di disegno convenzionale ed in posizione diversa. Questa, fu danneggiata dall’esplosione della polveriera nel 1823 e poi ricostruita come si presenta a tutt’oggi.
10. A seguito di dissapori con i maggiorenti siracusani, i Cavalieri s’erano rivolti ad Augusta nel 1648, impiantandovi poi la “Ricetta”, attiva fino al 1801.
11. I moti popolari agitarono l’isola nel 1821, nel 1837 e nel 1848. Quest’ultimi furono vanificati ad Augusta dal contemporaneo verificarsi del terremoto.
12. Gli altri requisiti ministeriali per la scelta della base riguardavano: “favorevoli condizioni locali circa l’estensione e la bontà dell’ancoraggio; la facilità delle edificazioni; la salubrità dell’aria; la relativa sicurezza dagli attacchi nemici; posizione favorevole e comoda per sorvegliare le coste meridionali del regno e da non incagliare il commercio locale”.
13. Per combatterli, si ricorse anche ai dirigibili. All’uopo, fu iniziata ad Augusta nel 1917 la costruzione di un grande hangar, che però fu ultimato dopo la fine del conflitto. Dichiarato monumento nazionale nel 1987, esso è l’unico sopravvissuto-almeno in Europa-tra quelli in cemento armato.
14. Il fronte a mare poteva inoltre contare su 2 pezzi da 203 mm e 12 da 152 mm. Ma all’occorrenza, vi concorrevano anche un treno armato e 13 batterie a doppio compito, ognuna su 6 pezzi da 102 o 76 mm.
15. Eppure, agli inizi del 1942 il Comando Squadra aveva proposto a Supermarina la permanente dislocazione ad Augusta della divisione incrociatori di base a Messina, per accorciare le distanze con il nemico; tra l’altro, Messina era presa di mira dai bombardamenti non meno di Augusta. Ma Supermarina non concordò.
16. La caduta, infatti, fu al centro di roventi polemiche nel dopoguerra, sfociate in un famosi processo che, tra il 1953 ed il 1954, fu imperniato sull’intera condotta delle operazioni navali italiane nel Mediterraneo durante la seconda guerra mondiale.

AUTORE: Tullio Marcon [ © Proprietà Letteraria Riservata ]


A cura del Dott. Gaetano Gulino