La “vigilia”, la MILMART e la DICAT ad Augusta

Inserto

Inserto pubblicato Dicembre 2016 dalla Redazione.

C’erano venti di guerra in Italia, la Germania aveva occupato la Francia, l’Inghilterra era minacciata dal dominio Nazista che stava espandendosi in Europa. L’Italia alleata di ferro della Germania si preparava alla difensiva essendo un obiettivo sensibile nel Mediterraneo.

Ad Augusta l’Ammiraglio Carlo Cattanio, comandante della 3^ Divisone Navale, in visita al Podestà gli comunicava l’ammaina bandiera dell'insegna delle “Bande Nere”. Il 24 Maggio 1938 con la conseguente chiusura della Scuola Comando Navale le sue navi cessarono l’attività addestrativa. I tenenti di vascello frequentatori della Scuola Comando raggiunsero le destinazioni stabilite dalla Supermarina. Le cinquanta Unità che componevano la 3^ Divisione Navale erano: tre flottiglie di torpediniere, Mas, sommergibili e navi ausiliarie. Nel Settembre 1938, nella Città vi fu un crollo economico perché i cinquemila uomini che componevano l’equipaggio della 3^ Divisione e il supporto logistico a terra lasciarono la cittadina, essi erano stati un sostegno per l’economia artigianale e commerciale. Il Podestà Emanuele Salerno, già maggiore dell’Esercito, lascia il Palazzo di Città poiché richiamato alle armi e destinato alla Caserma del 75° Reggimento di Fanteria a Siracusa. Il richiamo alle armi per motivi bellici fece ritornare ad Augusta molti ex militari che furono di supporto alla 7^ Legione MILMART [Milizia Artiglieria Marittima]. Questa Legione era composta da circa 2000 uomini tra cui Ufficiali, personale anziano del luogo, riformati o esentati dalla leva. La Regia Marina aveva trasferito alla Milizia fascista diverse e numerose batterie antinavi-antiaeree di recente istallazione a difesa della rada e dei centri abitati. Il vice comandante della Milmart capitano di vascello (ing.) Calogero Sapio nel suo giro di controllo aveva osservato che per il fronte mare le contraerea erano efficienti sia nei mezzi che nell’addestramento del personale, ma per quanto riguarda l’entroterra erano sguarnite, avrebbero avuto bisogno di più cannoni e di personale addestrato per potenziare la piazzaforte. Questo rilievo, una voce fuori dal coro, gli fu giustificato dalle alte autorità come distorsione professionale, essendo stato un Ufficiale d’Artiglieria. Il C. V. Sapio continuò la sua visita attorno ad Augusta, dal feudo di Arcile al Monte Tauro e dall’Ogliastro alla Penisola di Magnisi , dove erano dislocate 15 batteria navali della Milmart e 12 batterie antiaeree della DICAT (Difesa Contraerea Territoriale) identificate con il toponimo. Le prime erano armate con due cannoni da 203 mm e tre da 152 mm, le altre batterie erano identificate da un numero e avevano sei cannoni da 76 mm e qualcuno da 102 mm. Nel complesso l’artiglieria era composta, a parte le mitragliatrici, dai seguenti cannoni: [2] da 203 mm; [6] da 152 mm; [24] da 102 mm; [4] da 76 mm. Per difendersi da eventuali attacchi aerei a bassa quota vi era una “difesa passiva”, cioè furono approntati una cinquantina di palloni frenanti, del tipo sferico, ancorati a terra o a boe lungo lo sbarramento per 8.000 m nel settore più esposto della rada. Il territorio della piazzaforte si estendeva fino al limite del capoluogo di provincia (Siracusa) abbracciando la penisola della Maddalena nella quale vi furono istallate due batterie navali e cinque antiaeree inquadrate nel Gruppo Sud che avevano una autonomia solo amministrativa. Infine nella placca calcarea di Santa Panagia vi era collocata una batteria fronte mare aperto con dei cannoni da 381 mm in grado di sparare con tiro utile ad oltre 27 Km, questa tipo di armamento era il terzo istallato nel territorio italiano. Il comando della batterie navali aveva sede in un luogo protetto della località Sant’Elena, mentre quello della Dicat disponeva di una palazzina in via Dessiè. Nello stesso periodo di assestamento per la difesa della città, vi fu un vero e proprio esodo degli augustani consapevoli che Augusta, essendo una Base Navale importante, sarebbe stata un obiettivo per i nemici di allora. I cittadini lasciarono le proprie abitazioni sia nel centro storico che nella zona borgata. Alcuni si spostarono nelle case rurali del Tauro o zone limitrofe, altri migrarono nei paesi vicini quali: Melilli, Carlentini e Lentini, ospitati da parenti o amici. Iniziò la 2^ Guerra Mondiale con terribili conseguenze, oggi entrate nella storia e documentate nei particolari. Augusta oltre che subire la distruzione al patrimonio immobiliare, ebbe le sue vittime e nessun riconoscimento.

A cura della Redazione