Augusta - Dalla ripresa alla Ricetta di Malta

Inserto

Inserto pubblicato il 6 Marzo 2016


Nel XVII sec. quasi 50 anni di tranquillità improntata su espansione ed economia.


Dopo i terribili saccheggi da parte dei turchi e dai popoli rivieraschi nel XVI secolo, finalmente nella prima metà del XVII secolo Augusta si avvia ad un periodo di tranquillità, sia per il territorio che per i cittadini. Passato questo triste periodo e questi timori, nel 1610 il Vescovo di Siracusa Giovanni Salandino mandò stabilmente ad Augusta un gruppo di monache benedettine per dare nuovamente vita al già presente monastero di Santa Caterina, che avevano precedentemente abbandonato. Il Monastero era presente già dal 1516, eretto su volontà del conte di Augusta Giovanni Mirulla, nei pressi del Castello Svevo. Nella tranquillità la città riprendeva vigore estendendosi fino ai confini della Porta di Terravecchia. Crescevano sia la popolazione che il numero delle case, sorgevano anche Chiese e Conventi, tutto questo portava occupazione agli abitanti migliorando l’economia cittadina. Anni dopo, questo status della cittadina permise di superare senza difficoltà la grave carestia che colpì tutta la Sicilia nel 1641. Il Senato di Siracusa, stretto dalla necessità in questo periodo di carestia, chiese alla amministrazione augustana di soccorrere i cittadini siracusani poiché avevano frumento per un solo giorno di panificazione. Augusta accolse il “grido di aiuto” e inviò a Siracusa 50 salme di grano. Il Senato di Siracusa pagò il corrispettivo in denaro e ringraziò la cittadinanza augustana. Due anni dopo Augusta ricevette la visita del Conte di Modica e Viceré di Sicilia Juan Alfonso Enríquez de Cabrera [Modica, 3 marzo 1597 - Madrid, 6 febbraio 1647] e la Città volle esprimere la devozione al sovrano offrendo in dono 2.000 scudi. Il Viceré ringraziò e concesse che Augusta potesse nominare un “mastro di mondizza”: Assessore con la funzione di ufficiale alla pubblica igiene eletto dal Consiglio con incarico annuale, il cui compito era quello di curare e vigilare sulla pulizia delle strade pubbliche della città. Intanto il lungo dominio degli spagnoli influenzava i ceti più elevati e non solo, ma anche i funzionari, i militari e i civili suggerendo costumi, usanze, abitudini e comportamenti di indole spagnola. Il gusto delle forme barocche esteriori e il linguaggio erano divenuti “Spagnolismo ostentato”. Come a Catania e Siracusa anche ad Augusta il capitano d’arme (Comandante della Piazza d'Armi) era preceduto nelle sue apparizioni pubbliche da quattro alabardieri, pagati a spese sue, scenografia che avrebbe attribuito decoro alla città. Il governo spagnolo come in molte città della Sicilia era mal sopportato anche dagli augustani dove serpeggiava il malcontento, si era formato un gruppo di cospiratori contro il regime che aspettava il momento propizio per insorgere, ma per il ristretto numero di cospiratori non accadde l’insurrezione nei confronti delle autorità spagnole. All’alba del 22 Giugno apparve nel prospetto della Chiesa di San Giuseppe un cartello e un altro nella piazza principale di minaccia nei confronti del regime spagnolo che recitava: “Il popolo sta sopra un perno e se non avessero levato le gabelle, sarebbe avvenuto il peggio di Palermo” (Citaz. Salamone - storico). L’episodio si concluse con un indirizzo di fedeltà dell’Università di Augusta al re e con una lode, in risposta alla esposizione dei due cartelli dettati dalla voce di un spirito maligno, raccogliendo la protesta di nobili, religiosi e cittadini che scagionavano dall’accusa di infedeltà e di tradimento il popolo augustano. L’anno successivo la città vive tranquilla il suo quotidiano, almeno in apparenza, e vede giungere il gran Maestro dell’Ordine di San Giovanni Lascaris con le galee maltesi, fu questa l’occasione che diede corpo e vita alla Ricetta di Malta. Dopo la sua visita il Gran Maestro, grato dell' accoglienza amichevole con la quale era stato ricevuto, apprezzò la comodità del porto il quale poteva essere di supporto per l’approvvigionamento alimentare per gli abitanti di Malta e per le stesse navi battente bandiera maltese. Il 28 Dicembre 1649 il Viceré Don Giovanni d’Austria firma l’accordo per uno scalo permanente di rifornimento commerciale nel porto megarese.

A cura di Francesco Carriglio. | Tutti i diritti sono riservati |