Augusta: la stagione dei Podestà 1927-1937

Inserto

Inserto pubblicato nell'Agosto 2016 dalla Redazione.

Risale all’epoca Medievale tra il secolo XII e il XI la figura del Podestà la cui funzione era di vitale importanza per la vita cittadina, essendo il suo ruolo sia di magistrato che di amministratore della città.

Il 20 Agosto 1927 segna l’insediamento dei Podestà ad Augusta, con la prima nomina del Cav. Dott. Bartolomeo Amato (Notaio), seguirono in tale carica il Comm. Dott. Gaetano Migneco (Medico Chirurgo), ed il 1° Cap. Cav. Emanuele Salerno, con il quale si chiuse il periodo degli anni 30. I Podestà si impegnarono affinché il borgo marinaro di Augusta, la cui componente cittadina artigianale era suddivisa in agricoltori e pescatori, divenisse una cittadina moderna aperta alla speranza di un prodigioso e prospero futuro. I Potestà seppero trarre vantaggio dalla situazione socio-economica del momento e dell’attivismo mediterraneo della politica estera fascista che aveva riscoperto come struttura la potenzialità strategica del porto di Augusta. Per opportunità bisognava trasformare la città rendendola accogliente nell’aspetto ed efficiente nei servizi, ma le risorse erano modeste, quindi si doveva agire nel cambiamento a piccoli passi, senza creare sterili illusioni o progetti faraonici. Per prima cosa bisognava dare un nuovo volto alla sede Comunale, casa del Podestà e dei cittadini tutti. Nel 1930 vennero eseguiti i lavori di rimozione degli arredi del fatiscente ex teatro comunale, sito al primo piano del Comune, per dare spazio e decoro al Gabinetto del Podestà e agli uffici dei suoi collaboratori situati accanto all’ampio Salone di Rappresentanza. Nel suddetto Salone furono eseguite decorazioni con affresco al soffitto e collocato un pregiato lampadario. Il decoro si imponeva al Municipio che, per la posizione di Augusta ha frequenti occasioni di ospitare illustri personaggi che facevano scalo nel porto sia con unità militari che con navi civili. Oltre il restauro del Municipio il Potestà volle realizzare il “biglietto da visita” della Città spendendo delle “risorse” nell’abbellimento dei Giardini Pubblici e nella costruzione di una luminosa fontana circolare a zampillo continuo, nella piazzetta antistante il Palco della Musica. Per migliorare l’educazione civica delle classi lavoratrici si diede una svolta contro l’analfabetismo istituendo anche una scuola rurale presso la Stazione Ferroviaria e, per quanto riguardava il rapporto tra l’Amministrazione e le Autorità Militari, fu istituita una scuola elementare per i Soldati-Avieri presso l’Idroscalo, sede del Regio Comando dell’Aviazione della Sicilia. Per l’importante compito che aveva il Regio Comando nell’area cittadina fu accolta la domanda del Podestà intesa ad ottenere l’apertura del Regio Ginnasio. L’Amministrazione aveva a cuore l’istruzione dei cittadini perché con essa il progresso della città avrebbe avuto un valido aiuto e, considerando l’aumento demografico era necessaria la realizzazione di plessi scolastici, cosicché si diede inizio alla realizzazione, nel terreno dove vi era la chiesa e il convento dei Frati Minori Cappuccini, la scuola elementare, "detta dei Cappuccini” in via P. Umberto e, alla ristrutturazione del Palazzo d’Astorga come sede del Regio Ginnasio Megara nell’allora piazza Ospedale (oggi piazza d'Astorga), accanto al Municipio. L' Ospedale (in realtà una infermeria facente funzione) qualche hanno prima era stato trasferito nel Convento dei Frati Minori Osservanti in piazza delle Grazie. La realizzazione e la ristrutturazione di queste opere portò alla città occupazione ai lavoratori nel settore dell’edilizia, iniziativa questa accolta dalla cittadinanza con entusiasmo. Ma come quasi sempre accade non può andare tutto come progettato, quindi il plesso scolastico dei “Cappuccini” per la lungaggine dell’ acquisizione dei terreni del ex chiesa-convento i tempi di costruzione si allungarono aumentandone il costo, quindi si diede uno stop alla realizzazione. (Questo plesso fu ultimato solo nella metà degli anni cinquanta). Continuando a citare i lavori messi in cantiere dall’Amministrazione Amato è sufficiente rammentare che questa amministrazione si orientò a migliorare, anche se con lentezza, i servizi alla città con la realizzazione di parte della rete idrica urbana non essendo possibile realizzarla su tutto il territorio per carenza d’acqua. Il desiderio della popolazione era quello di avere uno “zampillo” d’acqua per ogni abitazione, obiettivo che fu raggiunto solo nel 1938. Per venire incontro all’igiene e quindi alla salute pubblica, vennero effettuati i lavori alla rete fognaria, della quale la cittadina era deficitaria. La città stava avviandosi verso un percorso di modernizzazione e con la realizzazione delle opere si contribuì ad aumentare il livello di occupazione e l’istituzione della imprenditoria locale. Il Ministero della Regia Marina, in accordo con il Podestà, aveva intrapreso un progetto infrastrutturale per la modernizzazione della Piazzaforte: la costruzione della diga foranea, batterie anti navi ed anti aerei, alloggiamenti per i militari, banchine per l’attracco di Unità Navali, officine arsenalizie e depositi di combustibili. La realizzazione di queste opere portarono alla città un contributo economico notevole che si sarebbe sviluppato ai massimi livelli fino allo scoppio della guerra. L’Amministrazione per rendere la città ospitale ai militari e ai civili che, per ragioni di lavoro si trovavano nella nostra città, stimolò l’iniziativa privata affinché realizzasse delle strutture per migliorare la qualità della vita in città. Fu realizzato un Cine-Teatro estivo (Eden) ai limiti della Piazza Castello, fu ripristinato e migliorato il Bar dei Franchi (via P. Umberto) al cui interno vi era un Cine-Teatro con posti limitati, si aprirono bar, rivendite di sale e tabacchi e negozi di souvenir. Il Podestà Amato per limiti d’età fu sostituito dal suo incarico il 2 marzo 1934 dal Dott. Gaetano Migneco, essendo un referente del regime e avendo la capacità e le carte in regola per gestire l’Amministrazione Comunale. I problemi della nuova Amministrazione erano gli stessi della precedente, perché al crescere demografico della città, occorrevano più risorse per migliorare lo stato della Sanità e dell’igiene pubblica. Furono attribuiti compiti di controllo sull’applicazione delle direttive emanate dal Podestà come combattere alcune malattie trasmettibili come la malaria e il tifo e si istituì una dottrina comunicativa nelle scuole e nelle zone di lavoro per la campagna di prevenzione. Al Servizio Sanitario fu assegnato il controllo accurato sul latte e i suoi derivati caseari, in particolare sul il latte di capra che avrebbe potuto trasmettere il virus della brucella, particolarmente aggressivo per uomo. Fu edificato, accanto alla Porta Spagnola, allora unico accesso alla città, un locale per il controllo obbligatorio del latte proveniente dalle campagne. I contenitori del latte dopo il controllo venivano sigillati e poi avviati alla distribuzione. Era giunto il momento di rendere effettivamente la città vivibile a 360°, le vie che la percorrevano longitudinalmente e trasversalmente erano fatte solo di terra battuta e quindi con il passare dei carri a trazione animale o a causa del vento si alzava la polvere del terriccio, creando notevoli problemi alla cittadinanza che si difendeva nel periodo estivo gettando per le strade qualche secchio d’acqua e, nel periodo delle piogge le stesse strade diventavano dei piccoli pantani. L’amministrazione decise di pavimentare queste strade iniziando la pavimentazione con relativa fognatura della via P. Umberto la strada principale della città (strada mastra) con blocchi di pietra lavica che però ebbe dei costi elevati per le allora casse comunali, facendo così rimandare per le altre strade l’opera di pavimentazione. Qualche anno dopo l’Amministrazione, per dare un segno di capacità nel gestire la cosa pubblica, decise di provvedere alla pavimentazione con relativa fognatura del tratto di via XIV Ottobre fino alla via Roma includendo Piazza Mercato e Piazza d’Astorga ; questa delibera dei lavori porta i segni del carattere decisionale del Podestà Migneco. Uno dei grandi problemi che affliggevano la città era il suo acceso, costituito da due ponti molto stretti che non permettevano una scorrevole viabilità. Si pensò di ricostruire i ponti con la realizzazione di un progetto moderno, ma questa ipotesi fu presto abbandonata per gli eccessivi costi di realizzazione. Nel 1935 l’Amministrazione Migneco decise per l’ampliamento dei ponti già esistenti, sia perché si sarebbero abbassati i costi di realizzazione, sia per la rapidità dei lavori e anche per non creare disagio alla cittadinanza che abitava nel Corso Croce. Per la realizzazione di questo progetto di ampliamento si dovevano abbattere le fortezze di due rivellini: Santo Stefano e Sant’Anna, ottenuto il benestare della Sovrintendenza dell’Arte Medievale di Palermo i lavori proseguirono e si portarono a completamento nel 1937 sotto la nuova Amministrazione del Podestà Salerno. L’ultima opera che fu eseguita in questo citato breve periodo di gestione del Podestà Migneco fu la Casa del Fascio, chiaramente più che una struttura voleva essere un simbolo per l’allora Augusta fascista e un riconoscimento inequivocabile al Regime. L’edificio avrebbe ospitato gli uffici della Milizia e il dopolavoro dei simpatizzanti del Regime e fu realizzato tra la Via P. Umberto e il Vicolo Ginnasio con l’ampliamento di una nuova ala del Palazzo di Città, rispettando la costruzione in stile barocco. Nella Città non mancarono in questo periodo i grandi avvenimenti che avevano marcato la vita della Nazione con momenti di esaltazione patriottica fascista legati all’azioni politica militare d’Italia. Il breve periodo raccontato di questa stagione dei Podestà, tratta dal libro ”Augusta Anni ‘30” dello storico Ezechiele Salerno, porta alla luce ciò che è veramente all’interno dell’animo di un augustano, rendere bella e straordinaria la propria Città che gli ha donato il primo respiro, mettendo da parte l’egoismo e i propri interessi.

A cura della Redazione