Affondamento della Carboniera "Massilia"

Inserto

Inserto pubblicato nel Gennaio 2006 dalla Redazione.

Nel periodo della Iª Guerra Mondiale il Massilia, ex piroscafo inglese, era ancorato nella rada di Augusta a levante dei Forti, classificato come deposito galleggiante di carbone da 7.000 T. e gestito dalla Regia Marina per il rifornimento delle proprie unità. La carboniera per la sua lunga permanenza nella rada era divenuta parte integrante del paesaggio. Il 18 marzo 1918 alle 11:55 il Massilia si trovava con la prora rivolta a Nord-Est, la sua sorte era segnata come ultimo giorno del suo lungo servizio. Tutto avvenne rapidamente, una forte esplosione squarciò lo scafo nel suo lato destro al disotto della linea di galleggiamento [opera viva]. Il Massilia, colpito da un siluro, imbarcava acqua e stava affondando. Le vedette avvistarono la scia di un periscopio fendere le acque nella rada con rotta Sud; su tale bersaglio aprirono il fuoco il dragamine Savoia e la draga Quarto; ad essi si unirono due batterie del Distaccamento del 4° Reggimento Artiglieria da Fortezza dislocate al Molo Nuovo (Pantano Daniele) ed alla Fornace (Cannizzoli); non spararono, invece, le batterie di Magnisi e di Gennalena. L’inchiesta che seguì accertò che il sottomarino tedesco U-89, comandato del tenente di vascello Karl Doenitz, penetrato in immersione nella rada, aveva lanciato un siluro da un punto stabilito circa a metà della rada stessa al traverso di Torre Avalos, rimaneva inspiegabile il motivo dell’azione vista la modesta entità del bersaglio. L’offesa non poteva giustificare la rivincita sull’azione di Luigi Rizzo che, nella notte del 10 dicembre 1917, aveva siluirato di sorpresa la corazzata Wien che affondò nel porto di Trieste. Sull'accaduto fu aperta una inchiesta che si concluse con due rapporti redatti, uno dalla locale Capitaneria di Porto e l'altro dal Comandante la 6ª Squadriglia Torpediniere AS, tutte e due i documenti conclusero concordi nell’affermare che l’azione non avrebbe potuto avere esito se, al posto delle torpedini e delle crociere d’interdizione delle siluranti, la protezione della rada fosse stata affidata ad una diga. Per Augusta quindi, l’affondamento del Massilia non fu solo un episodio di guerra ma la valida premessa che convinse la Regia Marina, anni dopo, a realizzare la diga foranea.



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§.Carboniera Massilia disegno di Tullio Marcon

A cura della Redazione.