Nel Ricordo di Padre Amedeo Iaià.

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Articolo pubblicato dalla Redazione il 22 Maggio 2015


E’ bello pensare che i buoni, una volta tornati alla casa del Padre, vengano accompagnati al cospetto di Dio da una schiera di Angeli festanti, lieti che un’altra anima possa anch’essa diventare uno di loro. Immaginiamo allora i finalmente decisi passi del sempre nostro “Padre Amedeo” avvicinarsi alla porta di Colui che tanto ha amato, che tanto ha servito, impaziente di scoprirne finalmente il vero volto, svelare i suoi misteri nascosti alla umana condizione. Non più dolore fisico, non più umane tristezze, non più la vecchiaia con le sue rinunce e le sue difficoltà. Sorretto da una ritrovata giovinezza aprire la porta celeste, dove un tappeto di stelle illumina la via che conduce al trono dell’Altissimo. Lo immaginiamo un attimo prima di varcarla, una lieve indecisione, poi voltarsi con un sorriso verso il coro di Angeli che attende impaziente un suo cenno...ed ecco l’Inno, l’Inno a “Cristo Re dell’Universo” che con tanto amore ha composto; l’ultimo desiderio che si compie, la sua opera più bella eseguita nella casa dell’Altissimo. Adesso può richiudere la porta alle sue spalle, e camminare felice verso le braccia di Dio Padre, nell’estasi dell’eternità. Adesso il nostro caro frate, inventore, scrittore, musicista e imprenditore avrà uno studio tutto suo dove dare libero sfogo alla sua poliedrica fantasia, munito di ogni cosa e sorretto da eterna vigoria. Padre Amedeo è stato e sempre sarà uno di noi, ha dedicato tutta la sua vita alla nostra comunità parrocchiale; il suo impegno, la sua testardaggine, ci ha regalato la Chiesa dedicata a “Cristo Re”, un sogno che si è trasformato in realtà. Ricordiamoci delle S. Messe trascorse sul presbiterio della piccola chiesetta del Soccorso, perché stracolma, con tanti fedeli costretti a rinunciare e tornare a casa: sono cose che occorre non dimenticare. Andavamo spesso con piacere a trovarlo, traspariva sempre in lui la grande fede che lo animava, mai scalfita dagli anni ma anzi sempre rafforzatasi. Non si poteva tornare a casa senza qualcosa in mano, anche solo una penna o una semplice e piccola caramella. Grande era il suo amore per tutti noi, ed in modo particolare per i suoi confratelli che amava sopra ogni cosa, anche se a volte, forse, non lo lasciava trasparire: basti pensare che nel corso di una delle nostre ultime visite in ospedale si rifiutava di essere aiutato nel mangiare, perché voleva che a farlo fossero i suoi confrati che di lì a poco sarebbero arrivati per servirlo. Negli ultimi anni, le numerose pubblicazioni realizzate, il Sito Internet e il giornalino parrocchiale hanno fatto sì che gli incontri con lui si moltiplicassero, e ci ha fatto ben conoscere un Sacerdote, una persona, davvero meritevole di stima e di affetto. Caro, vecchio Padre… che peccato non averti incontrato prima! siamo sicuri che anche da lassù continuerai a vegliare su di noi, a seguire le nostre attività, come un buon Padre che mai abbandona i suoi figli. Continueremo ad ascoltare le tue musiche, e quando la Banda di Augusta intonerà l’inno alla città ci ricorderemo di te, l’autore. I tuoi scritti e i tuoi pensieri sono custoditi nei tuoi libri che conserveremo con cura, le tue parole le porteranno dentro tutti i fedeli che hanno avuto la fortuna di conoscerti e apprezzarti. Noi ti vogliamo ricordare così, molto semplicemente, ritratto come nella foto che ti vede felice e sorridente nel campanile della “tua” chiesa: siamo certi che felice e sorridente sarai anche nel Paradiso di Dio Padre.

Due amici, Massimo Bendia e Francesco Carriglio