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PORTA SPAGNOLA

Uno dei monumenti quasi simbolo della città, la sua costruzione avvenne a limite dell'istmo
il quale
inseguito venne
asportato, trasformando la penisola naturale augustana in isola. Il progetto
della porta Spagnola e la sua realizzazione furono effettuati nel XIII secolo nell'anno
del Signore 1221. L'incarico per la realizzazione
fu commissionato all'ingegnere Grunembergh su ordine del vicerè Benavides Conte di S. Stefano. Il costo per il progetto e
dell'edificazione della Porta Spagnola gravò sul reddito di tutti i cittadini
dell'isola. La porta modificata più volte nel tempo nella parte inferiore,
invece nessuna modifica strutturale è stata apportata
nella parte superiore nella cui sommità vi sono due grifoni rampanti che sorreggono una cornice con la corona di Carlo II di Spagna. Nel riquadro bordato da l "Tonos d'oro" è scolpito il fregio del vicerè D. Francesco Benavides, anno del signore 1681. Sulla parete frontale della porta vi e' stata collocata una lapide a testimonianza dell'importanza strategica del porto megarese; Si legge: [D.O.M. Carlo II Hispaniarum ac Siciliae rege imperante, Siciliae prorex D. Franciscus Benavildes Comes Stephani, in tanti portus litore muniendo non solum Siciliae, sed totius Italiae et Cristiani nominis consulere extimavit MDCXXCI].
Traduzione: [A Dio Ottimo Massimo Durante il regno di Carlo II re di Spagna Conte di Santo Stefano nel notificare il litorale di un porto cosi grande stimò provvedere alla difesa non solo della Sicilia, ma di tutta l'Italia e della Cristianità anno 1681].
La Porta Spagnola testimonianza indelebile di trecento anni di dominio Spagnolo in Sicilia dal 1412 al 1713, chiudeva
lato terra la cinta muraria aragonese che delimitava la città congiunta alle porte; Madre di Dio e Porta di Terravecchia
(porta lato mare) la rendevano militarmente inespugnabile a difesa della Cristianità augustana.
Oggi, dopo il danneggiamento del terremoto del 1990, al monumento è stato effettuato un accurato restauro dalla Sovrintendenza dei Beni Culturali,
così si può ammirare la Porta Spagnola in tutto il suo antico splendore.
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Dopo l'esplorazione di Federico II, dei territori di Catania prima e Siracusa poi, decise di far costruire un Castello sul lato nord della penisola di Augusta, come fugace residenza e nel contempo fortezza in difesa della città. La costruzione iniziò nell'anno 1231 e fu portata a termine nell'anno 1242. Il Castello si espanse su una superficie quadrata di 62 metri per lato, con quattro torri mediane. Le torri est e ovest erano collegate da un sistema idrico con funzione di cisterna. Una torre poligonale sulla faccia meridionale, nel cui interno vi era collocate un sistema di scale. Delle torri angolari con posizione: nord-est - nord-ovest - sud-est - sud-ovest. La torre di nord-est adibita a polveriera, fu distrutta a causa di un incendio seguito da una esplosione provocata da una lampada ad olio caduta a terra a causa del terremoto dell'anno 1693.
Questi eventi causarono al Castello gravi lesioni e il crollo del primo piano, compromettendone l'intera struttura, come risulta dai vari incartamenti. Il principale prospetto era quello meridionale rivolto verso la città. Nell'interno vi era un vasto cortile di circa 830 mq circondato da tre lati con atri ad una sola navata con volte a crociera e arco ad ogiva. Mentre nel lato sud vi era un vestibolo a doppia navata. Nel portico si addossavano tre ambienti di forma lineare divisi da grandi crociere a sesto acuto con costoni che si adagiano su capitelli. Nel castello la funzione militare prevaleva su quella rappresentativa per cui gli unici elementi decorativi erano dai costoni, alle mensole, alle rosette che chiudono a serraglio le volte, questi elementi sono realizzati in pietra arenaria detta anche "giuggiulena".
Il Castello Federiciano ebbe nei secoli manomissioni ed alterazioni che ne hanno deturparono l'affascinate aspetto medievale.
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TORRE AVALOS
Per contrastare i continui attacchi
da parte dei saccheggiatori turchi alla città e al porto, il successore di Garçia, il Vicere Francesco Ferdinando Avalos
d'Aquino, Marchese di Pescara, fece edificare in una secca del porto nel 1570 una fortezza
ben progettata con spazi aperti e
chiusi questi ultimi per la
protezione degli uomini nei
combattimenti. La sua funzione
nel porto era di controllo e
offensiva per il naviglio ostile. La
struttura di forma
circolare con un diametro di 280 m,
edificata su due livelli,
nel primo livello la collocazione di
potenti cannoni con gettata
superiore a quelli in dotazione alle
navi a difesa della fortezza e
del porto. Nel secondo livello la zona
di avvistamento. Torre Avalos era in
una posizione strategico
militare come
avanguardia del porto,
per questo fu costruito sul lato sud
del secondo livello una torre
a forma elicoidale per favorire l'avvistamento ed ospitare
nella sua sommità una lanterna
come segnalatore.
Con il sisma del 1693 la torre
elicoidale ebbe un
gravoso danneggiamento, quindi, ricostruita nella posizione che la vediamo oggi; di forma più robusta e
con una l'altezza di 26 m affinché
il raggio luminoso della lanterna
raggiungesse le 14 miglia. Torre
Avalos veniva usata dalla Marina
Militare come zona di avvistamento e
di controllo del porto fino agli
anni '70. Oggi divenuta sede di
controllo degli agenti marittimi, la
struttura si trova in uno stato di conservazione alterato
rispetto alla bellezza medievale a conseguenza delle continue modifiche.
Per il suo accesso, essendo all'interno di una struttura militare non è resa sempre visitabile al pubblico. Ciò che auspichiamo è che questa interessante struttura storica rientri a far parte dell' itinerario turistico della città.
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La costruzione, realizzata nel 1669, sopra le rovine di una antica prigione, con il prospetto
rivolto alla piazza della Chiesa Madre. Il portone d'ingresso ha ai due lati quattro finestre due per lato. La costruzione s'innalza con un piano terra ed un primo piano in quest'ultimo v'è un lungo balcone con cinque aperture. Sotto l'arco centrale del cornicione che delimita la struttura dalla copertura, vi è l'aquila sveva, concessa da Federico II, quale simbolo della città. Nella
facciata, lato destro, è da notare l'orologio solare (meridiana) che per mezzo dello gnomone in ferro, segna le ore ed i mesi dell'anno. Questa magnifica opera è da attribuirsi a due famosi astronomi. Nel 1735 una parte del palazzo fu adibita a teatro cittadino composto da: una platea. diversi palchi, la galleria e sei banchi per l'orchestra. Nel 1866 la struttura del teatro fu ricostruita tutta in legno, nel 1919 non rispettando le norme di sicurezza fu demolito e trasformato in un grande salone di rappresentanza
in stile barocco. La parte est è stata ampliata nel secolo successivo. Oggi il Palazzo di Città è in fase di restauro.
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La posizione strategica di Augusta, fu rilevata anche dagli Spagnoli, che una volata conquistata la città, si prodigarono a fortificarla sia sul lato di terra che in quello del mare. Nel XVII secolo, fermorestando l'importanza strategica e militare del suo porto, assunse anche la funzione di scalo marittimo commerciale. Il vincere Garçia di Toledo ebbe l'incarico dal re Filippo II d'impedire ai Musulmani nuove incursioni nella nostra Città. Il vicere dopo aver combattuto il nemico nelle vicinanze di Malta, ritorno vincitore ad Augusta. Negli anni successivi volle lasciare memoria di se, facendo costruire su due lembi di terra emersa a nord del porto megarese due baluardi: Ad uno impose il suo nome Garzia, a l' altro forte il nome della moglie
Vittoria. Le fortezze arano difese da sistemi d'arma tradizionali, la loro funzione era quella d'appoggio ai naviganti sia per l'approvvigionamento dei viveri che quello di sosta prima di giungere nella terra ferma. Oggi le fortezze Garzia e Vittoria sono in fase di restauro da parte dei Beni Culturali di Siracusa. Il naviglio militare semiaffondato in prossimità dei forti, che ne degradava l'aspetto e l'ambiente è stato rimosso. Alla fine dei lavori, i forti riportati alla sua affascinante bellezza, auspichiamo che vengano gestiti e monitorati come bene pubblico.
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La Ricetta di Malta
Nel 1600 per opera dei Cavalieri di Malta, il porto di Augusta divenne scalo marittimo per l'approvvigionamento delle navi in transito. Inizio' cosi' la concessione del vicere' Giovanni d'Austria il 28 dicembre del 1649, l'attivita' della cosi detta "Ricetta di Malta" , le cui rovine si trovano
tutt'oggi in via Epicarmo-Cordai. Questo stabilimento era composto da: uffici, forni, magazzini e abitazioni per Ufficiali, nello stabilimento si producevano gallette, (biscotti di grano duro), dava lavoro fisso ad una grande numero di cittadini augustani. La Ricetta era governata, da un Cavaliere dell'Ordine di Malta, con il nome di Ricevitore Capo il quale aveva la gestione amministrativa della Ricetta. La Ricetta dal 1675 al 1681 fu sotto il dominio Francese. Il porto di Augusta nel 1676 fu teatro di diverse battaglie, fra cui la battaglia d'Agosta; tra la flotta francese e la flotta olandese alleati degli spagnoli. Conclusasi senza vincitori ne vinti. In seguito la citta' tornò sotto il dominio spagnolo. La Ricetta avendo avuto considerevoli danni, fu ricostruita per volonta' del vicerè Francesco Benavides conte di Santo Stefano, che la riportò ad una attività produttiva.
Oggi la struttura versa in un grave stato di disfacimento.
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In origine, un istmo congiungeva alla terraferma all'isola su cui sorge Augusta. Nel 1671, nel corso dei grandi lavori di potenziamento della Piazzaforte l'istmo fu tagliato creando un fossato, da quel momento questa zona fu chiamata "la
tagliata". Al posto dell'istmo furono costruiti in architettura militare tre Rivellini: Quintana, Sant'Anna e Santo Stefano, come prima porta
di terre d'accesso alla città. Il collegamento con la terraferma fu assicurato da due ponti levatoi. Sostituiti, nel 1800 da due ponti in manufatto di muratura. L'unico oggi esistente è il Rivelino Quintana, di forma tortile, esso sorge su un isolotto triangolare costruito contestualmente alla fortificazione della città. La storia dei Rivellini e legata alla storia dei ponti.
Negli anni '30 nel primo ammodernamento e ampliamento dei ponti furono eliminati i Rivellini di Sant'Anna e di Santo Stefano. Nel 1978, per esigenze di traffico, un ulteriore ampliamento dei ponti con la sistemazione a giardino
dell'unico Rivellino esistente, il "Quintana".
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Monumento a Umberto I
Il Monumento è stato eretto nel 1905 tra Piazza Castello e il viale Ovest dei giardini pubblici, è il primo simbolo monumentale costruito ad Augusta. La sua realizzazione è stata voluta dall’Associazione Filantropica Liberale Operaia, quest’opera fu
offerta dal suo Presidente Onorario al principe Tommaso di Savoia duca di Genova, che giunto nel porto di Augusta nel febbraio del 1901 con la Regia Nave Lepanto, visitò la città e fu affascinato dalla sua singolare bellezza. Il monumento marmoreo con all’apice un busto, opera dello scultore Bellardini di Messina, fu eretto in ricordo del defunto Re, a conferma dell’affetto dei cittadini augustani verso la famiglia reale e il Re Umberto I.
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Il Milite Ignoto

Monumento ai Caduti di tutte le guerre, eretto nei giardini pubblici nel 1924, per non dimenticare quanti hanno perso la vita durante i conflitti, e quanti non hanno potuto avere un riconoscimento della propria salma o una degna sepoltura. La struttura monumentale e' composta, in proporzioni armoniche di marmo e lega di bronzo. Il bassorilievo in bronzo e' opera dello scultore T. Sindoni di Roma. Anticamente il monumento era all’ingresso principale dei giardini pubblici, venne arretrato nel 1950 al centro della rotonda di Piazza Castello e definitivamente spostato e collocato nella posizione odierna nel 1962. Anche la struttura del Milite, rispetto all’origine, ha subito la menomazione di alcune parti in bronzo: la testa leonina che era collocata ai piedi del soldato, un’aquila ad ali spiegate, un cofanetto contenete la pergamena con i nomi degli augustani caduti nel primo conflitto mondiale. Il 4 novembre 2008 con una
cerimonia il Lions Club Augusta Host, sul lato sinistro del monumento ha collocato una targa bronzea,
per la memoria, in cui sono incisi i nomi di 174 concittadini augustani caduti nel primo conflitto mondiale (1915 -1918).
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Monumento ai Caduti dell'Aviazione per la Marina

Eretto nel 1965 in ricorrenza del 50° anniversario della costruzione dell’Idroscalo di Augusta, il monumento, dedicato ai Caduti Aviatori della Marina
Militare, è sito in fondo al viale Ovest dei giardini pubblici. La sua struttura
è in cemento armato in un unico blocco terminante con un supporto alato,
sul quale poggiava il motore FIAT RS 14 appartenuto ad un idrovolante
della seconda guerra mondiale. L' Idrovolante Ricognitore Marittimo, è stato affondato nel porto di Augusta nell’estate del 1943 e uno dei suoi due motori è stato recuperato dal Gruppo SDAI di Augusta nel 1960. Negli anni scorsi il motore
del Rs 14 è stato rimosso dal monumento per il suo deterioramento causato dalle condizioni atmosferiche e ambientali.
Il motore è conservato presso l'ex Museo della Piazzaforte.
Oggi la struttura monumentale versa in cattivo stato di conservazione.
Foto
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Cerimonia inaugurazione del monumento |
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Monumento ai Caduti del Mare
Il monumento eretto nel 1980 nella piazzola antistante il Rivellino, a limite del primo ponte, è simbolo monumentale dedicato a tutti i Caduti del Mare.
Esso è una struttura marmorea poligonale con una nicchia centrale nel cui interno vi è collocato un tratto di lamiera dello scafo appartenente ad il Sommergibile della Regia Marina Scirè, Serie 600 - Adua, affondato durante la seconda guerra mondiale.
POESIA DEDICATA AI CADUTI DEL MARE di M. BENDIA
E' doveroso ricordare che il Sommergibile Scirè, come riportato nella documentazione in possesso della Marina Militare, dopo essere stato danneggiato, affondò il 10 agosto del 1942 in prossimità di Haifa nella costa israeliana.
Fu trovato adagiato su un fondale sabbioso di 35 metri. Un primo tentativo di recupero nel 1960 non andò a buon fine. Il secondo tentativo di recupero il 28 settembre 1984 dalla Nave di Selvaggio Anteo. I sommozzatori della M.M. hanno riportando alla luce 42 salme su 49 componenti dell’eroico equipaggio, permettendo ad esso una degna sepoltura nel Sacrario dei Caduti d’oltremare di Bari.
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