SOMMERGIBILI NELLA BASE DI AUGUSTA dal 1954 al 1993.

Inserto

Inserto Pubblicato dalla Redazione il 24 Gennaio 2022

Sottomarini e Sommergibili: la differenza tra i due battelli è sostanziale, il sottomarino disponeva di limitate capacità di immersione e di velocità, non aveva spazi vitali sufficienti e non era in grado di operare per periodi prolungati in assetto di immersione. Per molti aspetti, si ritiene quindi che, il sottomarino rappresenti il precursore del più moderni sommergibili.

La Base Navale di Augusta nel dopoguerra non aveva di stanza sommergibili ma per le esercitazioni o attività addestrative giungevano i battelli da Taranto e da La Spezia del 1° e del 2° Gruppo Sommergibili. Nei tardi anni ’50 i Sommergibili che frequentemente giungevano ad Augusta, legati alla attività di Maricentraddas, erano il Giada e il Vortice che per agevolarne la ricarica delle batterie, durante la sosta gli veniva affiancato un pontone (PV1) con gruppo elettro-dinamo (cc). Con l’entrata dell’Italia nella (*) NATO la Marina Americana oltre a cedere alcune Unità di superficie, dal 1954 al 1966 cedette alla Marina Italiana cinque sommergibili rispettivamente della classe “ GATO” e “BALAO” a propulsione tradizionale che erano: Leonardo DA VINCI 510 Gato 1943; Enrico TAZZOLI 511 Gato 1942; Evangelista TORRICELLI 512 Balao 1944; Comandante CAPPELLINI 507 Balao 1945; Francesco MOROSINI 508 Balao 1944. Questi Sommergibili a rotazione giungevano ad Augusta e si ormeggiavano alla banchina sommergibili, sita all’interno dell’Arsenale Militare. L’equipaggio a termine dei lavori giornalieri, tranne il personale di guardia, si recava alla Caserma Forgiarini allocata all’interno del Comando Marina (Terravecchia), per rifocillarsi e uscire in franchigia nella accogliente Città di Augusta. I battelli durante le uscite in mare eseguivano esercitazioni sull’assetto, in immersione e a semi-immersione a quota (**) Snorkel e lancio dei siluri (simulacri), in questo caso l’Officina Sollevamenti e Trasporti di Marinarsen metteva a disposizione un motoscafo MCB veloce (36 nodi) per il recupero dei siluri. Nel contesto dell’esercitazioni, mezzi navali ed aerei effettuavano la “caccia” anti-sommergibile. Consapevole che il porto di Augusta aveva un importanza primaria nel Sud Mediterraneo e nei nuovi scenari della “guerra fredda” al confine con l’Africa, la NATO decise di potenziare la base di Augusta con la costruzione di nuovi moli d’attracco per le Unità di superficie e per i Sommergibili. Nel 1971 nel mese di luglio giunse ad Augusta da La Spezia COMGRUPSOM 2, un gruppo di Sommergibili composto dai seguenti battelli Classe Toti 1967: Enrico TOTI S 506, Enrico DANDOLO S 513, Attilio BAGNOLINI S 505 e Lazzero MONCENIGO S 514, piccoli sommergibili progettati come Unità subacquee anti-sommergibili, le prime Unità costruite dai cantieri italiani dopo la seconda guerra mondiale. Per esigenze di servizio fu costruita una caserma per la sistemazione logistica dei sommergibilisti nell'area Campo Palma (Via Giovanni Lavaggi), oggi Comando Stazione Navale (Maristanav Augusta). Con l’andata in disarmo dei quattro Sommergibili classe Toti chiude il COMGRUPSOM 2 e la sua funzioni viene assorbita da parte del Comando Flottiglia Sommergibili (COMFLOTSOM). La chiusura del COMGRUPSOM completa la riorganizzazione della Componente Sommergibili della Marina Militare e s’inserisce in un disegno più ampio di riorganizzazione e ristrutturazione della Forza Militare. Abbiamo voluto descrivere brevemente la storia dei battelli che gravitavano nel nostro mare di Augusta.
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(*) L’Alleanza Atlantica nel 1949 diede origine alla NATO (North Atlantic Treaty Organization) per garantire la libertà e la sicurezza dei Paesi membri attraverso mezzi politici e militari.
(**) E’ composto da due condotti ad apertura idraulica nella superficie dell'acqua da una profondità di circa 12 m, uno di aspirazione dei motori termici e contemporaneamente per il ricambio dell’area nei locali. Il secondo condotto asserve lo scarico dei gas combusti dei motori termici.
Nota: Immagini Archivio Storico della Marina Militare.


A cura di Francesco Carriglio. | Tutti i diritti sono riservati |