ACCENNI SUL SITO PALEOLITICO AD AUGUSTA

Inserto

Inserto pubblicato dalla Redazione il 1 Settembre 2017


Queste poche righe di questo inserto sono solo una segnalazione che vuole mettere in luce l’importanza storica, culturale ed archeologica di questa area di Augusta sperando che ci siano più studiosi interessati ad una ricerca storica paletnologica più approfondita del territorio augustano.


Segni della presenza umana nella preistoria del periodo "Paleolitico Inferiore" (Età della pietra) fino ad oggi i ricercatori non ne hanno trovati nel territorio di Augusta. Oggetti lavorati dall’uomo dell’era Tardo Paleolitica, simili a quelli ritrovati negli scavi nel territorio di Agrigento, sono stati trovati nei pressi del fiume Simeto non molto lontano dal territorio augustano. Nella costa di levante tra la zona di Campolato e Capo Santacroce si trovano molte grotte naturali di diverse dimensioni scavate dal mare nei tempi primordiali, poi con la regressione del mare le grotte divennero accessibili rifugi, quindi è opinabile che queste grotte siano state abitate dagli uomini primitivi che le usavano come abitazioni. E’stato riscontrato dai ricercatori che in una caverna di Monte Amara, nel vallone dell’Acquasanta, vi era un insediamento del Tardo Paleolitico. Il vallone è un solco profondo e largo a poca distanza dal mare, sul suo lato destro sovrasta il fondo di un piccolo e sinuoso fiordo che per una lunghezza di circa 100 m raggiunge la scogliera, sul fianco sinistro la spalla del vallone si spiana gradualmente terminando sulla scogliera. La caverna dell’Acquasanta si apre sulla destra del vallone a 20 metri circa di altezza sul livello del mare ed è visibile anche dalla scogliera (Baia Acquasanta), essa ha una apertura di circa 6 m e una profondità di circa 15 m, sul fondo si apre un piccolo cunicolo per circa altri 10 m. Nel sito preistorico che, riteniamo d’importanza archeologica, sono stati rinvenuti resti ossei di animali, oggetti in selce tipici dell’era paleolitica. I manufatti in selce in pietra e ossa avevano come particolarità la riduzione dell’oggetto lavorato, cioè il microlitismo dell’utensile, ritenuta una caratteristica del mesolitico, periodo di transizione dal paleolitico al neolitico. Dalla manifattura degli utensili di ossidiana e ceramica ritrovati gli studiosi hanno ipotizzato che nella caverna dell’Acquasanta si siano succeduti gruppi umani di diverse culture. Secondo il nostro modesto parere queste aree archeologiche della zona collinare del Tauro non sono protette e valutate per l'importanza che hanno, esse sono un libro di storia aperto ma non sufficientemente scritto che ha bisogno di essere completato.

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Nell' immagine di copertina la caverna dell'Acquasanta.

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