La scuola, riformismo borbonico - L’accademia Megarese 1793

Inserto

Inserto pubblicato Dicembre 2016 dalla Redazione.

Con la salita al trono di Napoli e di Sicilia del Re Carlo III di Borbone (1734 -1759) inizia in Sicilia la fase di riassetto delle strutture statali mirate all’affermazione di un solido ed efficiente potere centrale..

Nel 1736 la linea del progetto riformista prevedeva il rilancio delle attività commerciali, una riduzione del potere ecclesiastico, della casta nobiliare e una fiscalità equa. Ma di questo ambizioso progetto ben poco ne fu realizzato fino a quando, durante la reggenza, si diede l’incarico alla persona adatta, il protagonista fu Bernardo Tanucci membro del Consiglio di Stato, istituito da Carlo III. Seguendo la linea di condotta adottata in Spagna anche in Sicilia nel 1767 veniva soppresso l’Ordine dei Gesuiti, avviando così la scolarizzazione e l’insegnamento nelle scuole pubbliche su basi di programmi stabiliti dal Governo. Questo progetto di uguaglianza sociale provocò l’ira del baronato e dei ceti sociali benestanti che, in questo progetto, vedevano una serie di minacce ai propri privilegi. Questa opposizione fu particolarmente ostile nell’ultima fase della riforma monarchica borbonica, il cui protagonista in Sicilia dal 1781 al 1783 fu il viceré Domenico Caracciolo Marchese di Villamaiana. In questa ultima e travagliata fase vi fu l’apporto dell’intellettuale Giovanni Agostino De Cosmi da tempo sostenitore dei progetti riformisti della istruzione pubblica. Nello stesso periodo ad Augusta veniva istituita in forma privata l’Accademia Megarese il cui fondatore fu l’Abate Francesco Zuppello Santangelo che, osservando con grande angoscia la gioventù marcire e oziare a discapito della finanze familiari, pensò di istituire una accademia di “belle lettere“ divulgando fra gli allievi della accademia l’interesse alla letteratura. L’istruzione avrebbe forgiato tanti cittadini utili a se stessi, alla Patria e alla Stato. L’Abate comunicò al Senatorio di trasmettere una istanza a S.E. Viceré in modo da approvare con il suo beneplacito l’istituzione della Accademia Megarese pubblica. I Signori Senatori pochi esperti nelle discipline e disinteressati al pubblico bene rinunciarono a fare tale istanza. Il ricorso per ottenere il beneplacito del Viceré fu fatto dal il cugino don Francesco Zuppelli, e Caravaglio come Sindaco e Procuratore Generale, esponendo al Vicerè la necessità di una Accademia Letteraria. La risposta del Viceré, Principe Caramanico, giunse il 14 luglio 1793, era positiva ma introduceva un’importante nota.“Il Sindaco Don Francesco Zuppelli con la sua istanza ha implorato l’autorità del Governo ad autorizzare nella Città di Augusta una Accademia Patria Letteraria, ritenendo questa istituzione utile a migliorare la buona crescita della cultura per l’impegno sociale dei cittadini”. Il Principe accademico era una carica elettiva della durata di due anni, l’assemblea accademica era convocava dal Principe nel luogo da lui scelto, il tema e egli esercizi erano basati sulla storia della Sicilia e su quello della “Patria” (Augusta). Inoltre un tema accademico doveva essere dedicato al Patrono San Domenico nel giorno della sua festa, al Re per il suo compleanno e alle varie feste di valenza religiosa. Il simbolo dell’Accademia Megarese era la Dea Pallade protettrice di Megara. In araldica l’immagine della Dea era rappresentata con un elmo, la civetta, la mano destra reggente una lancia, la mano sinistra lo scudo con impresso il capo di Medusa. Una regola inviolabile dell’Accademia era quella che tutti i testi realizzati durante gli studi dovevano essere raccolti, conservati e custoditi nell’archivio della Accademia.
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Immagine del sigillo Fondo Blasco


A cura della Redazione