Augusta: Fuga dalla Città...

Inserto

Inserto pubblicato dalla Redazione nel Maggio 2010

Sembra il titolo di un film o di un libro, invece non è altro che un inserto dedicato alla nostra città. Un inserto di storia contemporanea a testimonianza di quello che sta accadendo nel terzo millennio nel paese in cui viviamo. Cosa sta succedendo alla nostra gente? E’ in atto un vero e proprio esodo. Si fugge dalla città principalmente per due, tristi, motivi: la paura di ammalarsi a causa dell’inquinamento industriale e la sempre più esile possibilità di trovare lavoro. Le statistiche parlano chiaro: nel 1991 gli abitanti residenti di Augusta erano 39.977, nel 2001 33.820 [ultimo censimento ufficiale], una stima del 2007 registra ancora un calo a 33.467. In 16 anni la popolazione si è ridotta del 16%! Dobbiamo tenere inoltre presente la situazione degli studenti universitari, la città per loro non offre nessuna struttura pubblica sportiva. Di essi il 28% preferisce iscriversi e frequentare una Università del nord Italia dove, al compimento della laurea, maggiori sono le possibilità di impiego. Il risultato è un progressivo ed irreversibile invecchiamento della popolazione augustana e la perdita di risorse umane. Cosa si sta facendo per evitare questo disastro? Niente! Anzi, vengono ulteriormente peggiorate le condizioni di vita con la possibile realizzazione di strutture altamente inquinanti come il Termovalorizzatore. Prendiamo in esame questo impianto, perché in sede di progetto risulta sovradimensionato rispetto alle reali esigenze del territorio? Perché è stata scelta proprio la zona di Punta Cugno per la sua collocazione? La risposta è purtroppo fin troppo semplice: perché geograficamente la zona di Punta Cugno è vicinissima al Porto Commerciale, facendo intuire anche ai più distratti che il Termovalorizzatore servirà a smaltire anche l’immondizia proveniente via mare da altre regioni ...termovalorizzatore al massimo della sua potenzialità ed aumento abnorme delle polveri sottili altamente nocive per la salute. E’ solo un ipotesi, certamente, ma pensandoci bene crediamo che la risposta non possa essere che solo questa. Un altro impianto in odore di realizzazione è il rigassificatore, fiore all’occhiello dei nostri politici, altro impianto potenzialmente pericoloso che va ad aggiungersi alla già presente “santabarbara” di Augusta-Priolo-Melilli. Occorre allora fare una piccola riflessione sulla situazione attuale volgendo lo sguardo al passato, alle scelte effettuate dai nostri padri quando Augusta divenne il cardine industriale siciliano. Certo, all’epoca la scelta consentì un miglioramento repentino delle condizioni economico–sociali dell’intera provincia, il benessere economico fece passare in secondo piano gli aspetti negativi della scelta che erano comunque presenti. Alcuni, ancora oggi, continuano a difendere la bontà della scelta anche se noi, sinceramente, restiamo scettici. Augusta, per la sua bellezza (oggi svanita) poteva essere la “Portofino” del sud perché aveva tutto, ma davvero tutto: dagli insediamenti archeologici della Magna Grecia, parte oggi sotto il cemento dei poli industriali, allo splendido e limpidissimo mare che poteva ospitare nella sua costa degli insediamenti di industrie conserviere per i prodotti ittici e agricoli, ecc.. e per continuare la produzione del sale, ovviamente con mezzi moderni, e tante altre risorse turistiche che solo una città sana come Augusta poteva offrire. Mare, coste lussureggianti, campagna e montagna a pochissimi chilometri ...quale altro luogo poteva offrire di più? Il boom economico alla città ha portato anche un disastro edilizio, una penisola piena di storia è stata sopraffatta dal cemento, sono sorti palazzi enormi che, oltre ad imbruttire il centro storico, hanno creato irrisolvibili problemi alla viabilità; la realizzazione del palazzo che sorge In Via Principe Umberto, la cosiddetta “galleria”, ha falciato il bellissimo stabile storico di una delle famiglie più antiche della città, Lavaggi. E ancora la torre di Terravecchia avamposto militare per il controllo del sud della penisola costruita dal viceré Vega nel XVI secolo e demolita nel 1964 per la costruzione di una unità immobiliare. Questi sono solo due dei tanti casi. Quanto scritto sembra che dia un quadro pessimistico della città e della vita cittadina, non si vuole assolutamente creare allarmismo o diffondere panico, ma è solo un punto di vista di un osservatore esterno che giorno per giorno vive la città. Certo, tutto si può migliorare e il rimedio c’è, basta la volontà politica e se questa manca si deve accentuare un dissenso unanime verso chi amministra la città stessa. In questa città manca una forza omogenea tra la cittadinanza, quella stessa forza che negli anni 60 emerse con “violenza” affinché il porto, sostegno economico della città, non diventasse preda del capo luogo di provincia. Bisogna tagliare il cordone ombelicale con i vecchi modi di gestire la città e aprire nuovi orizzonti come quello del turismo, con la realizzazione di strutture idonee, con l’apertura del Museo della Piazzaforte, con l’ultimazione del restauro del Convento di San Domenico, con la creazione di un percorso turistico monumentale che include il parco naturalistico dell'Hangar dirigibili. Infine imporre alle industrie rivierasche che alla dismissione degli impianti devono bonificare e riqualificare le aree, ancora un intervento prioritario che darebbe un respiro al nostro mare Xifonio è l’allacciamento fognario al depuratore di Priolo. La bonifica del porto e un capillare controllo al polo petrolchimico e alle unità in sosta nella rada sugli scarichi, migliorerebbe di molto la vita del mare megarese. Ai cittadini non interessa come e dove si prendono il denaro per realizzare tutto questo, essi hanno contribuito e vogliono che ciò che hanno pagato (anche in termini di salute), gli amministratori lo devono rendere. Mi auguro e auguro ad Augusta che abbia un futuro migliore di quello presente, che la mortalità a causa dei tumori e delle malattie cardiorespiratorie si riduca notevolmente e che tutti possiamo respirare, e non solo metaforicamente, un’aria pulita.
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Aggiornamento:
Il 19 maggio 2012, è avvenuta l'apertura del Museo della Piazzaforte al piano terra del Palazzo di Città.

A cura della Redazione.





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