Memoriale Tullio Marcon: l’uomo

Inserto

Inserto pubblicato dal nostro inserzionista nell'Ottobre 2007

Ha vissuto una difficile e travagliata infanzia, caratterizzata da sacrifici e rinunce, sia per motivi famigliari sia sociali, nel particolare contesto storico del grande conflitto mondiale. Si è dovuto fortificare, temprare, acquisendo nel frattempo sani principi e valori morali, correttamente e rigidamente osservati con determinazione e disponibilità. Le caratteristiche che lo hanno contraddistinto: capacità di attenta osservazione, di elaborazione e ordinata archiviazione dei dati, di critica costruttiva, di sintesi. Era abile nel trovare di volta in volta la soluzione più tecnica, economica, accettabile dal punto di vista morale, funzionale e proficua per la realizzazione di opere che potessero dare lustro alla nostra città. L’ordine e la meticolosità erano, infatti, costantemente presenti in tutti gli atti della sua vita quotidiana e lavorativa. Dal carattere molto riservato e schietto non amava trovarsi al centro dell’attenzione, rifiutava ogni forma di pubblicità, preferiva stare dietro le quinte in un palcoscenico dove, proprio lui, spesso era sia il regista che l’attore protagonista. Era molto attento, coerentemente ai suoi principi etico-morali, ad elogiare e conferire il giusto merito e riconoscimento a tutti i collaboratori (tecnici, artigiani, professionisti) che prestavano la loro opera con decoro, dignità e solerzia. Scrivere, per lui, era fondamentale poiché gli permetteva di avere continui contatti e scambi affettivi e culturali con persone dislocate in tutto il mondo. Tutto ciò veniva realizzato sempre con l’utilizzo della sua vecchia e amatissima olivetti 82, e proprio perché era un tradizionalista non accettò mai le nuove forme di comunicazione che la tecnologia moderna metteva a disposizione, ad esempio il computer, il fax, il cellulare etc. Grazie anche alla sua sviscerata passione per i viaggi, ha avuto la possibilità di ampliare notevolmente i suoi orizzonti, acquisendo delle conoscenze e notizie sia storiche, sia riguardanti gli usi, costumi e tradizioni dei vari paesi del globo. Indispensabile compagna della sua vita era anche la tradizionale macchina fotografica con cui fissava su carta immagini, eventi, oggetti e quant’altro potesse riuscire funzionale al suo lavoro. Amava il mare, e per lui, il nuoto era indispensabile strumento terapeutico a livello sia fisico che intellettivo; le sue lunghe nuotate da Punta Izzo al lido Granatello, fatte con un ritmo cadenzato e metodico tipico del suo carattere, ne sono una prova tangibile. Amava anche fare lunghe passeggiate. Anche nel mondo dello sport ha dimostrato le sue notevoli capacità organizzative-gestionali contribuendo a fondare la sezione “Canottaggio Club Nuoto di Augusta”. Può benissimo essere indicato come un valido precursore dell’introduzione del “sistema qualità” sia a livello lavorativo che nella vita quotidiana. Non lasciava niente al caso, riusciva a pianificare, programmare, descrivere tutte le azioni, metterle in atto e riprogrammarle dopo attente verifiche in un processo di continuo miglioramento. Potendo godere di un’ampia autonomia, detestava ogni forma di dipendenza dalle varie forme di aggregazione tipiche del branco; il suo agire era sempre contraddistinto dalla capacità di leadership per qualunque progetto, raggiungendo spesso gli obiettivi prefissati. L’insofferenza che aleggiava nel suo carattere non era dettata da futili motivi, bensì dalla consapevolezza che certe situazioni potevano risultare dannose alla vita dell’uomo; per es. la musica suonata in piazza ad altissimo volume, le macchine parcheggiate in modo approssimativo, lo schiamazzo gratuito dei giovani della nostra città etc. Il rapporto con le nuove generazioni è stato molto critico e sofferto poiché riteneva che i giovani crescessero senza saldi principi e valori morali e soprattutto senza affrontare i necessari sacrifici. In verità non voleva rendersi complice del modello consumistico e superficiale tipico dell’era moderna, bensì cercava di spronarli verso un percorso più articolato che alla fine potesse produrre la giusta tempra, la giusta visione e valutazione della vita. Era dotato di una grande generosità rivolta sopratutto verso le fasce più deboli e bisognose. Il suo impegno risultava determinante e fattivo e incredibilmente era condotto con il massimo riserbo e nell’anonimato. Soltanto dopo la sua dipartita si è scoperta la sua magnanimità per la costante beneficenza elargita a numerose istituzioni dislocate in tutto il mondo. Tutt’oggi, anche a distanza di due anni dalla sua morte, pervengono note di gratitudine e preghiere da parte di sacerdoti, comunità, orfanotrofi per ricordare la sua grande e generosa figura umanitaria.

A cura del Dott. Gaetano Gulino.