Per non dimenticare: Augusta un bel Paese di Provincia

Inserto

Inserto pubblicato nel Marzo 2003 dalla Redazione

Augusta, negli anni antecedenti al boom economico, più che una città poteva essere considerata un piccolo paese di provincia ordinato, pulito e ben curato. Oltre che da pochi professionisti era abitato da una comunità di persone che per il loro sostentamento e quello dei familiari, svolgevano lavori di artigianato, agricoltura e pesca, solo alcuni fortunati godevano di una retribuzione stabile lavorando nella base militare. Gli abitanti si conoscevano tutti, erano: parenti, amici e conoscenti, per cui la solidarietà ed il buon vicinato erano il fulcro della comunità. Gli augustani abitavano in case edificate al piano terra e solo pochi palazzetti avevano più di un piano, la penuria di case e l'alto costo di locazione costringevano le famiglie alla coabitazione dividevano così sia l'affitto di locazione sia le spese di mantenimento della casa, il tenore di vita dell'epoca non era dei più elevati. Il paese si estendeva quasi tutto nel centro storico. Nella zona Sud, oltre la porta di Terravecchia, vi erano poche case lungo la strada centrale (Viale Risorgimento) abitate da pescatori i quali avevano le proprie imbarcazioni ormeggiate nella vecchia darsena, all'epoca la pesca veniva effettuata nel porto e il pesce di questo tratto di mare era ritenuto pregiato. Il rione Paradiso era un appezzamento di terreno agricolo coltivato a frumento all'inizio del quale vi era una costruzione "Torre di Terravecchia" costruita dal Vicere' Vega nel XVI secolo come presidio di controllo del lato sud della penisola. Nei secoli successivi fu trasformata in masseria (demolita nel 1964 per la costruzione di una unità immobiliare). Nella parte est prospiciente la costa (Punta Carcarella) vi era dislocata una batteria antinave con cannoni a lunga gettata a difesa di quella parte della costa. La via Dessiè strada che conduceva alla zona militare era delimitata da enormi filari di ficodindia. Nella zona Nord del paese vi erano i ponti di campagna (zona anticamente chiamata "La tagliata") che collegavano l'isola alla terra ferma (Borgata) essa era abitata soprattutto da braccianti agricoli e manovali dell'edilizia. In questa stessa zona oltre le saline, che davano un lavoro stagionale, vi erano "le carcare" dei forni per la cottura dell'argilla e la manifattura delle "ciaramiri" (tegole) e dei "mattuni" (mattoni per l'edilizia). La borgata era, ed ancora oggi, attraversata dalla linea ferroviaria che si collega alla Stazione nella zona di Pantano Daniele. A delimitare la parte Nord del paese vi era "a funtana" (la fontana: abbeveratoio per animali) crocevia tra la zona collinare "u munti" (il monte), "u cimiteru" (il cimitero) e la strada che conduceva alla piccola frazione di "Aruca" (Brucoli). Ad Augusta come supporto sanitario vi era una infermeria che fungeva da Ospedale, sita presso il Convento della Madonna delle Grazie. Nel paese vi erano le scuole elementari e due istituti di scuola media inferiore, di cui uno ad indirizzo commerciale. Svago per gli abitanti, oltre il cinematografo, sito nell'edificio comunale, erano i curati giardini pubblici, in cui si percorrevano i viali (vasche, o detti dei matrimoni).I mezzi di trasporto dell'epoca erano: i carretti, le carrozze, qualche calesse e pochissime autovetture. Quello che affascinava i visitatori del paese, oltre la bellezza naturale del luogo, una penisola abbracciata da due golfi, era la bellezza artistica dei monumenti.


A cura della Redazione.