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Affondamento del "Massilia"

el periodo della Iª Guerra Mondiale il Massilia, ancorato nella rada a levante dei forti e classificato come deposito galleggiante (carboniera) della Regia Marina, era quasi divenuta parte integrante del paesaggio. Il 18 marzo 1918 alle 11:55 il Massilia si trovava con la prora rivolta a Nord-Est, la sua sorte era segnata come ultimo giorno del suo lungo servizio. Tutto avvenne rapidamente, una forte esplosione squarciò lo scafo nel suo lato dritto, al disotto della linea di galleggiamento [opera viva]. Il Massilia, colpito da un siluro, stava affondando. Le vedette avvistarono la scia di un periscopio fendere le acque del porto con rotta Sud; su tale bersaglio aprirono il fuoco il dragamine Savoia, la draga Quarto; ad essi si unirono due batterie del Distaccamento del 4° Reggimento Artiglieria da Fortezza, dislocate al Molo Nuovo (Pantano Daniele) ed alla Fornace (Cannizzoli). Non spararono, invece, le batterie di Magnisi e di Gennalena. L’inchiesta che seguì accertò che il sommergibile nemico, penetrato in immersione nella rada, aveva lanciato un siluro, da un punto stabilito, circa a metà della rada stessa, al traverso di Torre Avalos. Rimaneva inspiegabile il motivo dell’azione, vista la modesta entità del bersaglio. (carboniera Massilia) L’offesa non poteva giustificarsi una rivincita sull’azione di Luigi Rizzo che, nella notte del 10 dicembre 1917, aveva affondato di sorpresa a Trieste la corazzata Wien. L’inchiesta si concluse con due rapporti redatti sull’episodio, uno dalla locale Capitaneria di Porto, e l'altro dal Comandante la 6ª Squadriglia Torpediniere AS, tutte e due i documenti conclusero concordi, nell’affermare che l’azione non avrebbe potuto avere esito se, al posto delle torpedini e delle crociere d’interdizione delle siluranti, la protezione della rada fosse stata affidata ad una diga. Per Augusta, quindi, l’affondamento del Massilia non fu solo un episodio di guerra, ma la valida premessa che convinse la Regia Marina, anni dopo, a realizzare la Diga Foranea.

disegno di Tullio Marcon


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