• Palco della Musica

    Il Palco della musica, posizionato all’interno dei giardini pubblici, fu costruito nel lontano 1891. Costituito da una elegante struttura metallica dotata di otto pilastri cilindrici che sorreggono un tetto vagamente conico, ancora oggi fa bella mostra di sé nei pressi delle storico sedile “’O Coccio”, nell’ala est della Villa. Al suo interno si accede ancora oggi per mezzo di alcuni scalini posti sul lato ovest. La Banda musicale della città, già esistente in quegli anni, soprattutto nelle calde giornate estive soleva deliziare la cittadinanza con l’esecuzione di brani musicali, effettuati nei giorni di festa. Gli augustani potevano così, sorseggiando una bibita fresca o una granita, godere di un momento di svago necessario per lenire le fatiche ed i problemi quotidiani, davvero notevoli a quei tempi. Alle esibizioni si assisteva a volte utilizzando sedie portate direttamente dalle proprie abitazioni, perché non tutti erano in grado di effettuare consumazioni nei chioschi presenti nei pressi. Fino a diversi anni fa, costituiva una vera attrazione per i cittadini augustani.

  • Contro il malocchio
    (‘a  Jettatura)

    Nei secoli scorsi, in alcuni prospetti dei palazzotti augustani di famiglie benestanti, venivano applicate nelle architravi dei portoni o nei “cagnoli” (struttura portate del ballatoio dei balconi) delle maschere (dette "facciazze") apotropaiche di origine fenicio-punico mediterraneo. Potevano essere di terracotta o scolpite nel gesso, alcune ottenute lavorando la pietra arenaria, e raffiguravano in genere delle facce con l'espressione di smorfie o boccacce. Nella superstizione queste decorazioni o ornamenti avevano l’intento di tener lontano dalle proprie abitazioni il malocchio (jettatura), le fatture e tutto ciò che era del maligno, da parte di gente invidiosa della loro posizione economica-sociale. Ancora oggi, in una casa ristrutturata nella via Epicarmo, è stata collocata una di queste maschere…passa il tempo, ma alcune di queste “superstizioni” restano ancora vive in molti di noi.



  • Eclisse Solare

    Molte persone si sono incuriosite alla vista di una foto-cartolina fatta ad Augusta alla fine dell'800, nella quale si intravede un insieme di tende installate nell'antico terrazzamento, avanguardia per la difesa del Castello. Il 22 dicembre del 1870, in occasione della eclisse solare totale, della durata 1 minuto e 51 secondi, giunsero da tutto il mondo ad Augusta per osservare e studiare l’evento moltissimi studiosi di astronomia e scienziati. Queste tende furono utilizzate come alloggio personale e riparo per i propri strumenti di studio ed osservazione. In questa eccezionale circostanza fu costruita, a cura degli studiosi, la Meridiana (orologio solare) incastonata nel prospetto del Palazzo Municipale.

  • La Fontana

    Con il nome di "Fontana" si indica a tutt’oggi la zona dove era collocato un abbeveratoio per bovini, equini e ovini. Dal 1925 al 1940 in quest’area, nei mesi di maggio e novembre, si effettuava la marchiatura dei bovini. Dalla fine della guerra fino a gli anni '60, al termine dei festeggiamenti della festa del santo Patrono, nei pressi si svolgeva la fiera artigianale dei manufatti di paglia: cappelli, borse, scope, sedie ecc. Numerose fotografie testimoniano, inoltre, come intorno alla costruzione numerosi cittadini, privi di residenze estive o di campagne, amassero trascorrere i giorni di festa come il lunedì di Pasqua all’aria aperta ed in allegra compagnia, usanza che si è protratta fino agli anni ’60. Allo scopo di non disperderne il ricordo, nella nuova Piazza America recentemente sorta all’ingresso della città, la fontana è stata riprodotta in dimensioni ridotte rispetto all’originale, ed ora fa bella mostra di sé al centro del piazzale.

    Lunedì di Pasqua 1956




  • Il Vecchio Dazio

    Molti ricorderanno, altri non lo hanno mai saputo, dell’esistenza di un piccolo edificio attiguo alla Porta Spagnola, sul lato sinistro per chi accede in città, che ospitava l’Ufficio del Dazio. Il pagamento del dazio era l’imposta di Stato a cui venivano sottoposte le merci in entrata ed in uscita dalla città. All’inizio degli anni sessanta, con l’entrata in vigore della nuova Legge sull’imposta di produzione, il funzionamento di questo ufficio istituzionale cessò. L’edificio che lo ospitava fu trasformato in un deposito per il controllo sanitario del latte fresco, non confezionato, prima di essere distribuito alla cittadinanza. Con l’ampliamento dei ponti e la nuova sistemazione del tratto viabile, l’edificio venne demolito.


  • Sedile 'O Cocciu

    Il Sedile, chiamato “ ‘O Cocciu”, è posizionato sul lato Est dei Giardini Pubblici ed è uno dei simboli della città. Fu costruito nel secolo scorso, la sua struttura è composta da blocchi intagliati di pietra arenaria. E’ da sempre il posto “storico”di ritrovo per gli anziani che, ammirando la vista del prospiciente golfo Xifonio, seduti all’aria aperta si raccontano le vicissitudini della vita presente e passata.


  • Palo di alaggio

    Il palo di alaggio si trova nella zona dei Cantieri Navali, al confine con la zona militare. Serviva come supporto carrucolare per l'alaggio a riva dei velieri che dovevano effettuare le manutenzioni o il carenamento. Non abbiamo la data né tantomeno il periodo di costruzione di questa struttura. E’ riuscito a sopravvivere alle molteplici trasformazioni di questo tratto di costa forse a causa della presenza, alla sua estremità, di una antenna VHF.


  • Mulinello "Necropoli"

    Percorrendo una vecchia traccia carraia si giunge al sito comprendente una ventina di tombe (necropoli) scavate nella roccia calcarea, risalenti all’età del bronzo. Diversi secoli fa il fiume Mulinello, che alla foce si riversa nelle acque della rada megarese, era un corso d’acqua navigabile per le imbarcazioni leggere, costituendo una importate via di comunicazione tra i villaggi situati tra l’entroterra e la foce stessa. All’interno della necropoli gli archeologi hanno riportato alla luce frammenti di bronzo e di ceramiche nicenee, confermando l’esistenza di un fiorente commercio tra gli abitanti e il popolo greco. Altri indizi hanno confermato che questo sito è stato utilizzato fino all’epoca bizantina.

  • Il Carrubo
    (della famiglia delle cesalpinacee)

    Questo albero, di origine araba, è quasi un simbolo del nostro territorio. Anticamente era diffusissimo nelle nostre campagne, e sovente ha permesso alla popolazione augustana di alleviare le sofferenze della fame e sfamarsi nei periodi più bui, come quelli relativi alla guerra. Oggi questa pianta, nel nostro territorio, va sempre di più a scomparire, pochi pensano a proteggerla e a salvaguardarla. La principale utilizzazione nel settore dell’industria alimentare è rappresentata dalla produzione di alcool, ottenuta dalla distillazione della polpa di carrube. Importante e da non sottovalutare, è l’impiego nell’alimentazione del bestiame e per la preparazione di un surrogato del cacao. In campo farmaceutico si utilizzano le carrube come prodotti naturali per la cura di malattie intestinali; sono lassative quando la polpa è fresca (verde), astringenti e antidiarroiche quando sono secche (marrone) grazie all’elevato contenuto di tannini, pectine, lignina, ecc.. Dai semi inoltre si produce la famosa e pregiata farina che, grazie all’elevato potere addensante trova ampio impiego nell’industria alimentare e soprattutto dolciaria.

  • Edicola Votiva

    La tradizione e la cultura religiosa vanno in genere di pari passo nel tempo. Percorrendo le vie della nostra città, soprattutto quelle insistenti nel centro storico, ma anche alcune strade di campagna, ci accorgiamo della presenza di nicchie di varia forma incastonate nei muri di prospetto delle case, o poste all’interno delle ville. Sono Edicole votive, contenenti immagini sacre sotto le più svariate forme: statuine in pietra locale detta “giuggiulena”, in legno o in gesso, rilievi e bassorilievi, piccoli dipinti, fotografie. Anticamente intorno ad esse si radunava il vicinato per pregare, o per recitare il Santo Rosario. Altre volte venivano realizzate come ex-voto per una grazia ricevuta, o semplicemente per propiziarsi l’esito del frutto del proprio lavoro: la fertilità del raccolto, l’abbondanza della pesca, la salute delle mandrie. Ancora oggi non solo sono tante quelle che resistono alle intemperie ed all’usura del tempo, ma ancora di nuove ne vengono realizzate a testimonianza di una tradizione religiosa, e di un’usanza, rimasta inalterata nel tempo.

    Dipinto Votivo


  • Lampadario del Salone di rappresentanza Palazzo di Città

    Con delibera Podestarile n.150 del 27 aprile 1930 l’Amministrazione diede mandato per l’acquisto di un lampadario come completamento all’arredamento e all’ affresco della volta realizzato dal Gregoretti e raffigurante “Il Trionfo dell’Abbondanza guidato dalla Saggezza”. Il lampadario fu scelto su disegno della ditta E. Ferro e C. di Murano (VE) che ne realizzò in seguito il manufatto artistico in vetro a 60 fiamme. Il costo fu di Lire 7.500 più Lire 500 per l’imballaggio, la cifra fu dilazionata in due parti. Oggi restaurato con perizia e certosina abilità arricchisce il sopra citato salone.