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Fantasmi & Fantasia
Augusta - Sicilia
Fantasmi & Fantasia nello scenario augustano

Gli Spiriti (Spiddi), di cui si parla nei
racconti popolari delle credenze augustane, sono rimasti anonimi, e solo due,
dalle sembianze umane, hanno inciso il loro nome nel corso della storia degli
spiriti augustani. Il “fantasma Tulè” e la “Femmina Morta”. Due leggende oggi
dimenticate, risalenti al secolo scorso e legate una ad un’esecuzione l’altra ad
una triste storia familiare. Il personaggio Antonio Cillizza alias Tulè, era un
criminale che terrorizzava i cittadini augustani con le sue malefatte. Il Tulè
raggiunto un alto grado di criminalità, fu catturato e condannato alla massima
pena, quella capitale. L’esecuzione della condanna a morte avvenne nel 1747 per
impiccagione. La forca fu allestita nella piana di Terravecchia. Si racconta
che, quando Tulè venne giustiziato, il suo sangue cadde fuori dal patibolo,
condannando, come cita la leggenda, la sua anima a girovagare sulla terra. Il
fantasma Tulè faceva le sue apparizioni, a differenza di altri spiriti, in
luoghi diversi da quello in cui era deceduto: appariva durante la notte nelle
vecchie case o in edifici in costruzione. La sua presenza era segnata da rumori
di rotolamento sopra i tetti, ed a volte appariva dietro le finestre delle case
abitate emettendo rantoli e lamenti, terrorizzando gli inquilini. Così Tulè
anche da morto, continuò a terrorizzare gli augustani, per circa un secolo, poi
improvvisamente sparì per sempre dissolvendosi dalla fantasia augustana.
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La seconda leggenda narra la tragica storia di una donna di nome
Maddalena, la quale rimasta orfana in tenera età, venne adottata e cresciuta da
un ortolano fino al giorno delle sue nozze. Maddalena sposò un giovane pescatore
di nome Andrea, ma la felicità della coppia era destinata a non durare a lungo.
Un giorno Andrea e Maddalena, decisero di trascorrere una giornata in una
casupola, messa a disposizione da alcuni amici, nei pressi della scogliera
Sant’Elena. Dopo aver raggiunto il luogo con la barca, Andrea fece scendere
dalla barca la moglie e si diresse verso Punta Izzo per la posa della rete.
Tornato, pranzarono e trascorsero in allegria il giorno fino all’imbrunire. Poi
Andrea prese la barca per raggiungere il posto della posa delle rete. Si fece
buio, Andrea non tornava, la disperazione di Maddalena cresceva
proporzionalmente al tempo che passava, così, disperata, scese sulla scogliera
invocando il nome del marito a squarcia gola. Andrea non fece più ritorno. Negli
anni che seguirono la donna, tormentata dal dolore, cercò di tenere lontano il
figlio Giuseppe dalla vita marinara. Un giorno Giuseppe, dopo molte insistenze,
convinse la madre a fare una gita in barca. Raggiunto il mare aperto,
improvvisamente si alzò un fortissimo vento; i due sventurati ammainarono la
vela e cercarono di remare con tenacia verso la scogliera alla ricerca di un
rifugio. Tutto inutile la barca si capovolse, i due caddero in mare e furono
inghiottiti dai flutti. La mattina seguente fu ritrovato il corpo esanime di
Maddalena, in quel luogo che ancora tutt’oggi è denominato “Cala Femmina Morta”.
Altre versioni di questa triste vicenda vengono raccontate, in modo diverso, ma
tutte sottolineano il dolore di questa donna per la perdita del marito. Si
raccontava nel secolo scorso che all’imbrunire si udisse la voce straziante di
una donna nel punto in cui Maddalena chiamava disperatamente il marito.
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Nella metà dell'800, un altro fantasma viveva nella credenza
popolana, quest'ultimo era rappresentato da una figura animale: un cavallo senza
testa. Si racconta che esso, appariva tutte le notti nel Rione dei Forni, per
poi percorrere al galoppo l'attuale Via Epicarmo e le vie limitrofe. Creando sia
con il rumore degli zoccoli, che con la sua ombra fuggente, suggestione e
terrore fra i cittadini. La leggenda racconta… che una notte l'equino fantasma
percorreva, spavaldo, al galoppo la solita strada al termine di essa nei pressi
della Villa. Qui trovò un nutrito numero di cittadini, stanchi della sua
presenza, lo accolsero non con applausi, ma con bastonate, frustate ecc.,
l’animale ne uscì piuttosto malconcio. Da quella notte le apparizioni del
cavallo senza testa furono sempre più rare e non più nelle solite strade fino ad
scomparire dalla fantasia augustana. Nella credenza popolare augustana vi erano
altri, anzi troppi fantasmi o creature immaginarie, vi ho segnalato questi tre
perché tra i popolani sono le leggende più diffuse.
La superstizione e le credenze popolari sono andate sempre di
pari passo nello scenario augustano generando intriganti leggende prodotte dalla
paura dell’inconscio. La sede delle paure sono le tenebre, dove il buio genera
silenzio e sviluppa la cattiva fantasia umana. L’immaginazione e la suggestione
si impadroniscono di noi e danno vita a delle immagini fantasiose che
trasportano dalla mente una realtà visiva.

