Palco della Musica
Il Palco della musica, assomigliante ad un chiostro fu costruito nel 1891, fiore all'occhiello dei giardini pubblici. Dotato di una ottima acustica, elegante nella struttura. Fino a diversi anni fa, era una attrazione per i cittadini augustani. Nei mesi estivi, nel chiostro della musica, la sera dei giorni festivi vi si esibiva la Banda Municipale, suonando marce e musica sinfonica.
Inno ufficiale alla Città di Augusta (Autore Frate Amedeo Giuseppe Iaìa) |
|
|
Contro il malocchio (‘a Jettatura)
Nei secoli scorsi, in alcuni prospetti dei palazzotti augustani di famiglie benestanti, venivano applicate nelle architravi dei portoni o nei “cagnoli” (struttura portate del ballatoio dei balconi) delle maschere (dette "facciazze") apotropaiche di origine fenicio-punico mediterraneo. Esse erano di terracotta o scolpite nel gesso o nella pietra arenaria e raffiguravano delle facce con l'espressione di smorfie o boccacce. Nella superstizione augustana, queste decorazioni o ornamenti avevano l’intento di tener lontano dai proprietari delle abitazioni il malocchio (jettatura), le fatture e tutto ciò che era del maligno, da parte della gente invidiosa della loro posizione economica-sociale. Anche oggi in una casa ristrutturata nella via Epicarmo è stata collocata una di queste maschere, significando che pur passando il tempo, alcune “superstizioni” o tradizioni sono tutt' oggi viventi nel tessuto sociale.
|
|
|
Eclisse Solare
Molte persone si sono incuriosite alla vista di una foto-cartolina fatta ad Augusta
alla fine dell'800 nella quale si intravedono un insieme di tende
installate nell'antico terrazzamento avanguardia per la difesa del castello.
Il 22 dicembre del 1870 in occasione della
eclisse solare totale durata 1 minuto e 51 secondi, giunsero da tutto il mondo ad Augusta per osservare e studiare l’evento moltissimi
studiosi di astronomia e scienziati. Queste tende furono usate come alloggio e nello stesso tempo per mettere al riparo i propri strumenti di studio. In questa
eccezionale circostanza fu costruita, a cura degli studiosi, la Meridiana (orologio solare) nel prospetto del
Palazzo Municipale. | |
|
La Fontana
Con il nome di "Fontana", si indica tutt’oggi la zona dove era collocata un abbeveratoio per bovini ed equini
e ovini. Dal 1925 al 1940 in questa zona nei mesi di maggio e novembre si effettuava la marchiatura dei bovini. Dalla fine della guerra fino a gli anni '60, a termine dei festeggiamenti della festa del Patrono, nei pressi della fontana si svolgeva la fiera artigianale dei manufatti di paglia: cappelli, borse, scope, sedie ecc. Questa zona dagli anni ’50 fino agli anni ’60 era
diventata luogo di ritrovo il giorno del lunedì di Pasqua per tutti quei cittadini che non possedevano una propria campagna, ma desideravano trascorrere una giornata festosa all’aria aperta.
Lunedì di Pasqua 1956 |
|
|
Il Vecchio Dazio
Molti ricorderanno, altri non hanno mai saputo, dell’esistenza di un piccolo edificio attiguo
sul lato sinistro della Porta Spagnola che ospitava l’Ufficio del
Dazio. Il pagamento del dazio era l’imposta di Stato a cui venivano sottoposte le merci in entrata ed in uscita dalla città. All’inizio degli anni sessanta, con l’entrata in vigore della nuova Legge sull’imposta di produzione,
il funzionamento di questo ufficio istituzionale cessò. L’edificio che lo ospitava fu trasformato in un deposito per il controllo sanitario del latte fresco, non confezionato, prima di essere distribuito alla cittadinanza. Con l’ampliamento dei ponti e la sistemazione del tratto viabile, l’edificio dell’ex
Dazio venne demolito. |
|
|
Sedile 'O Cocciu
Il Sedile, chiamato “ ‘O Cocciu”,
uno dei simboli dei Giardini Pubblici è posizionato
sul lato Est con vista sul Golfo Xfonio. Fu costruito nel secolo scorso,
la sua struttura è composta da blocchi intagliati di pietre arenaria. Da sempre posto di ritrovo per gli anziani, che seduti in esso si raccontano le vicissitudini della vita, episodi di guerre passate, avventure vissute, gioie contornate da ombre scure di dispiaceri e di tutto ciò che è immagazzinato nei ricordi del passato. |
|
|
Palo di alaggio
 Il palo di alaggio si trova, nella zona dei Cantieri Navali, al confine con la zona militare. Serviva come supporto carrucolare per l'alaggio a riva dei velieri i quali dovevano effettuare le manutenzioni o il carenamento. Non abbiamo la data o il periodo di costruzione di questa struttura. Esso è sopravvissuto alle molteplici trasformazioni di questo tratto di costa "forse" perchè ospita alla sua estremità una antenna VHF, quindi, la sua locazione è stata utile nel tempo.
|
|
|
Mulinello "Necropoli"
 Percorrendo una vecchia traccia di una carraia si giunge al sito comprendete una ventina di tombe (necropoli) scavate nella roccia calcarea risalenti all’età del bronzo. Diversi secoli fa, il fiume Mulinello era un corso d’acqua navigabile per le imbarcazioni leggere, costituendo una importate via di comunicazione tra i villaggi dell’entroterra e la foce, l’incontro tra le acque del fiume e quelle del mare della rada megarese. All’interno delle necropoli gli archeologi hanno riportato alla luce frammenti di bronzo e di ceramiche nicenee, confermando l’esistenza di un fiorente commercio tra gli abitanti e il popolo greco. Altri indizi hanno confermato che questo sito è stato utilizzato fino all’epoca bizantina.
|
|
|
Il Carrubo (della famiglia delle cesalpinacee)
Questo albero "quasi" simbolo del nostro territorio, di origine araba. Il carrubo nel nostro territorio ha permesso con il suo frutto la sopravvivenza degli antichi poveri che nelle vicissitudini della vita, molte volte si sono nutriti del suo frutto per alleviare la sofferenza della fame. La carruba come
frutto nella vecchia medicina e anche in quella moderna ha molti poteri medicamentosi. Oggi questa pianta nel nostro territorio augustano va sempre di più a scomparire, nessuno pensa
a proteggerla e a salvaguardarla. Nei secoli scorsi è stata utile ai nostri avi, mentre essi invecchiavano il carrubo acquistava vigore e robustezza per essere ancora utile ai posteri.
|
|
|
Edicola Votiva
 La tradizione e la cultura religiosa della nostra città vanno di pari passo nel tempo. Percorrendo le vie della città, le strade di campagna, i viali delle ville di oggi, ci accorgiamo che hanno in comune, la devozione e la tradizione religiosa
simboleggiata da una edicola votiva la quale non ha un canone di realizzazione ma può essere: una cappella con simulacri religiosi in gesso o in bronzo, un
crocifisso, un dipinto sacro, una immagine religiosa in bassorilievo. Queste figure sacre rappresentano nella cultura religiosa di chi le ha volute un riferimento di fede.
Dipinto Votivo
|
|
|
|
|
|